Santa Fortunata

Chiesa rupestre di estremo interesse archeologico.

A meno di un chilometro dall'abitato di Sutri, sulla via Cassia in direzione sud-est, all'altezza di un ponticello verso la Loc. I Creti, una salita porta alla chiesa di Santa Fortunata, semplice aula a navata unica in conci di tufo d'età rinascimentale, epoca alla quale appartiene l'affresco con l'immagine della Santa titolare conservato sulla controfacciata. .

L'edificio insiste sul perimetro di una chiesa preesistente in parte costruita in muratura, come si evince da un tratto di muro superstite con un arco in laterizi nella zona di nord-est, e in parte scavata nel tufo della collina, al pari della serie di ambienti retrostanti che si succedono lungo i lati nord-est e nord-ovest del costone di roccia.

Un atto di donazione del 1023 rivela l'esistenza di una cella Sanctae Fortunatae de Sutrio dipendente dal monastero romano di San Gregorio al Celio, ma già a partire dal secolo precedente nello stesso luogo è attestata la presenza di un cenobio benedettino. La notizia dell'esistenza di un insediamento monastico potrebbe giustificare la presenza dei vani laterali (collegati all'edificio ecclesiastico tramite un corridoio a volta, anch'esso scavato nel banco tufaceo), forse adibiti a celle per i monaci. Non è escluso che la chiesa primitiva fosse a tre navate, come sembrerebbero suggerire i due pilastri laterali in tufo della zona presbiteriale e l'absidiola laterale destra che è incentrata fra uno di essi e il tratto di muro perimetrale.

Resta di difficile comprensione lo scavo del vano quadrato nell'area presbiteriale, privo di forme o elementi riconducibili a una funzione liturgica, nel punto dove ci si aspetterebbe l'abside centrale. Questo spazio non può essere, come pure è stato detto, posteriore alla realizzazione della chiesa, perché conserva al suo interno consistenti resti di intonaco dipinto d'età medievale, ancora inediti. Si tratta di tracce appartenenti a un pannello isolato, di forma perfettamente circolare, contornato da una bordura rossa, collocato sul primo tratto della parete sud-occidentale, proprio al di sopra di una canale di scolo delle acque proveniente dall'angolo superiore sinistro e passante diagonalmente lungo la parete stessa (tavv. 10 a, 57 b). La zona centrale del dipinto è andata perduta, probabilmente a causa del progressivo deterioramento della roccia che presenta in questo punto una lesione verticale, cosicché non possiamo che limitarci alla descrizione dei brani superstiti senza purtroppo avanzare proposte sicure circa l'identificazione del tema raffigurato.

All'estrema sinistra si scorge una figura di santa avvolta in un abito rosso, con puntinatura bianca, che la ricopre dalla testa ai piedi. Il personaggio è raffigurato di trequarti, rivolto verso il centro con entrambe le braccia levate. Accanto, ritratto nella stessa posizione, è un santo con veste ocra e capelli grigi, probabilmente un monaco, visto che ad un'osservazione ravvicinata si distingue chiaramente la tonsura. Il brano di destra conserva l'immagine di un'altra figura maschile, forse nimbata, anch'essa girata in direzione del centro del pannello, con il braccio sinistro piegato e la mano aperta verso l'esterno. Indossa una tunica senza maniche verde chiaro con una veste sottostante marrone scuro. Del volto restano soltanto tracce del disegno preparatorio sufficienti per dedurre che si trattava di una figura senile con barba e capelli lunghi.

Tenendo conto che l'intitolazione del luogo a Fortunata (martire di origine palestinese il cui culto è attestato soprattutto in Campania ha origine medievale, non è escluso che la figura femminile sulla sinistra del pannello, verso la quale sembrano rivolgersi i restanti personaggi, sia da identificare con la santa. L'esistenza del monaco al centro del dipinto, del resto, trova una giustificazione nella presenza in questo luogo di un antico cenobio, vista l'esistenza della cella Sanctae Fortunatae96. Inoltre, la particolare ubicazione del pannello, completamente decentrato rispetto all'invaso ma disposto appena al di sopra della canaletta che attraversa la parete diagonalmente, dall'alto verso il basso, non sembra poter essere attribuita al caso (tav. 10 a). Si potrebbe pensare a un pannello votivo dedicato a Fortunata, protettrice delle partorienti. Se così fosse, l'acqua passante per il condotto potrebbe essere servita allo svolgimento di riti propiziatori.

Un altro brano pittorico assai significativo, proveniente dalla zona presbiteriale, è stato staccato anni fa, restaurato, e conservato al museo civico di Sutri dove ancora adesso si trova (tav. 10 b). Il pannello proviene dal lato nord-ovest del pilastro di destra e raffigura un santo in posa stante con casula e mitria sul capo. Ai suoi piedi, sulla sinistra, s'inginocchia il donatore che sembrerebbe un laico data la mancanza di qualsiasi riferimento alla sfera ecclesiastica o monastica. Convincentemente Silvia Maddalo ha assegnato l'immagine del santo ai primi decenni del xiii secolo. La cronologia viene in aiuto alla formulazione di una proposta di datazione per l'intera decorazione pittorica della zona presbiteriale attestata da estesi brani purtroppo ricoperti dal proliferare dei muschi e forse anche da uno strato di scialbo. Tracce di un'aureola, che fan-no supporre l'originaria presenza di un altro santo, si intravedono sulla parete soprastante il pilastro di sinistra. Ampie superfici d'intonaco dipinto si sono conservate sull'arco in laterizi della porta nella zona di nord-est, lungo i due pilastri e infine sulla volta a botte che collega gli stessi, ove si riesce a distinguere una serie di stelle rosse su fondo bianco e al centro un clipeo contenente forse una croce o più probabilmente il Pantocratore (tav. 10 c). Qua e là, in corrispondenza degli angoli delle pareti affiorano le bande ocra e rosse che contornavano i registri. Esse rispettano anche il profilo lievemente trapezoidale dell'ambiente con il pannello rotondo, segno della preesistenza del vano rupestre rispetto all'intervento pittorico della zona presbiteriale.

Quanto al dipinto di forma circolare, la perdita della pellicola pittorica in corrispondenza dei volti dei personaggi rende difficile stabilire se ci troviamo di fronte a un intervento coevo alla decorazione del presbiterio. Il tratto nero e marcato che segna il panneggio del personaggio di destra e il modo nel quale è dipinta la mano dello stesso suggeriscono una datazione al xiii secolo, non necessariamente ai primi decenni dello stesso.

tratto da: PITTURA RUPESTRE MEDIEVALE di Simone Piazza



LA CHIESA DI S. FORTUNATA A SUTRI

Giuseppe Finocchio

Questo contributo vuole presentare in sintesi quelli che sono gli aspetti fondamentali, in merito a caratteristiche e modi di utilizzo, del complesso rupestre di S. Fortunata a Sutri. Si tratta di dati scaturiti da uno studio per una tesi di laurea che hanno permesso di definire gli aspetti principali di buona parte di questo sito e la sua importanza nelle dinamiche di cristianizzazione e riuso a scopo produttivo di ambienti rupestri, soprattutto di tipo funerario, nel territorio sutrino e più in generale nella Tuscia meridionale. La chiesa di S. Fortunata a Sutri si colloca in un' area, quella della Tuscia meridionale, che si pone come "ambiente" interessante nell`analisi del fenomeno rupestre sia per la sua duplice esplica- zione abitativa e cultuale, che per la frequente presenza di una stra- tificazione diacronica molto ampia che, partendo dall`eta antica, spesso arriva sino ai nostri giorni

ll complesso rupestre , sito in localita Pian Porciano, si sviluppa nel suburbio meridionale della citta, fuori Porta Romana, affacciandosi sulla via Cassia pur essendo servito direttamente a sud dalla via nepesina, oggi Strada dei Creti. Questa lambisce e valica con un ponticello un torrente chiamato nel catasto ponti?cio Fosso di Monte la Guardia, toponimo che si sostituisce a quello prece- dente di Mons Sanctae Fortunatae. Questo toponimo tradirebbe una funzione di controllo di un corso d'acqua che scorre ancora oggi a sud del complesso, già attestato come confinante con la no- stra chiesa nelle fonti medievali e sul quale s'impianta un mulino volto a corroborare le attività connesse ad una canapina, a vigne poste in terreni limitrofi alla chiesa stessa; nonché ai prodotti del- l'allevamento. Il sito per la sua parte oggi più leggibile si compone dei seguenti elementi che si sviluppano lungo lo stesso taglio tufaceo: una grande nicchia rettangolare ed una quadrangolare con setto seguite da una grotta a vano unico ed a cielo piatto(m. 6 x m. 3 ca.) ed in posizione dominante una chiesa in muratura a navata unica, di forma quadrangolare e con lato di 9, 10 m, che cela ampi resti di una chiesa rupestre con galleria sul lato occidentale. La galleria lunga m. 17 ca. si pone nella parte occidentale in connessione diretta con la navata centrale, servendo alcuni annessi come dimostrato da un'arcata in parte crollata della chiesa rupestre poi tamponata dalla chiesa in muratura Sul lato orientale blocchi di tufo di forma rettangolare, legati da malta ed allineati, vicini per caratteristiche a quelli che definiscono il sagrato della chiesa in muratura, potrebbero costituire i resti del murus claustri noto dalle fonti suddette. La galleria occidentale invece, con parte dell'arco d'ingresso e del pilastro con una croce incisa si lega al completamento verso sud della volta rupestre della chiesa, è introdotta da un camino verticale circolare tagliato a meta dalla superficie scavata della parete, ed in corrispondenza della prima arcata della chiesa mostra parte della necropoli precedente, consistente in due arcosoli di diversa gran- dezza. In corrispondenza della seconda arcata un primo grande ambiente a cameravoltato a botte che misura m.5.20 x m. 3.80; al suo interno banchine sui lati lunghi ed una grande nicchia con arco modanato sulla parete di fondo;all'esterno invece,un preesistente arcosolio è stato rilavorato e trasformato in finestra. Questo vano di servizio della chiesa si distingue, oltre che per monumentalità per una par- ticolarissima decorazione architettonica vicina a stilemi cistercensi che trova confronti con la chiesa rupestre di Ischia di Castro, loca- lità Poggio Contee con la torre sutrina della chiesa di S. Paolo sul colle Francocci; la decorazione consta di pilastri modanati al- l'esterno, così come modanati sono i grandi archi che inquadrano le tre pareti interne. Segue un altro ambiente a camera che misura m. 4.20 x m. 3.40 , simile al precedente,e senza particolari tracce di rifinitura, ad eccezione della volta a crociera. Il vano, del quale non e facile comprendere la funzione, conserva integra solo la banchina della parete di fondo inquadrata da un arcosolio; sui lati lunghi invece le banchine sono state rilavorate scavandole all'interno forse in funzione di un riutilizzo come vasca o mangiatoia. La galleria ovest c'immette direttamente nel transetto della chiesa rupestre largo circa 2 m. e con una volta a botte con decorazione in- quadrata da una cornice rossa consistente in stelle ad otto punte insieme ad altri elementi di colore rossastro su fondo bianco. La chiesa rupestre, forse a navata unica con transetto tripartito, misurava in origine non meno di m. 14.50 per m. 11 anche se non può escludersi una dimensione complessiva originaria di m. 21 x m. 11 ca. con una lunghezza simile alla vicina chiesa di S. Maria del Parto; si conserva solo nella sua parte nord comprendente il vano absidale con copertina a cielo piatto ed il transetto voltato a botte. Il vano absidale ha forma irregolare, sul lato ovest tracce di un grande arco modanato e nel punto di congiunzione con la parete nord un piccolo basamento in tufo e tracce di una banchina forte- mente abrasa; tutti elementi che ci fanno ipotizzare una qualche rifinitura originaria e la possibile presenza di subsellia. Il piano pavimentale dell'area absidale è oggi obliterato da una serie di ingombri e da un modesto interro, ma è ancora possibile rilevare, al di sotto dello stesso, una sorta di plateau delimitato da una canalizzazione pertinente ad un uso forse quale ambiente di lavorazione ma senza dismettere l'originaria funzione della fonte cultuale che da sul transetto, alla quale attingevano le partorienti almeno dal sec. XVI e fino ad epoca recente in occasione della festa di S. Fortunata. A questo proposito la fontana è alimentata da una lunga canaletta che risparmia significativamente un clipeo dipinto; una finestra di buona fattura, scavata nella parete orientale, illumina l'abside. Il vano absidale oggi non è più accessibile dal momento che un diaframma murario lo divide dal resto della chiesa segnalando chiara- mente una trasformazione d'uso. La lettura delle altre parti del complesso ci è preclusa dalla costruzione nella navata centrale della chiesa rupestre tra XV e XVI sec., in seguito a incendi e distruzioni provocati in quest,area nel 1433 da Nicolò Fortebraccio , di un'altra chiesa in muratura sicura- mente terminata prima del 1590. Nel momento in cui, con ogni probabilità alla ?ne del XV sec., si mette mano alla costruzione della chiesa in muratura la chiesa rupestre subisce una progressiva dismissione e la maggior parte degli ambienti progressivamente vengono riutilizzati a scopo produttivo; l'accesso all'abside viene sbarrato da un muro ed un ingresso in muratura con arco a ghiera di mattoni, fatto ad imitazione del precedente rupestre, mantiene un accesso sul lato orientale al transetto della chiesa. Su quest'ultimo lato, all'interno di una proprietà privata adiacente, in una tagliata tufacea che e parte della necropoli occidentale che mostra nicchie interrate ed ambienti riutilizzati , sarebbe forse opportuno cercare di rintracciare la parte abitativa del com- plesso, utilizzata dai monaci. In merito alla decorazione pittorica della chiesa rupestre prima e di quella in muratura poi troviamo innanzitutto il clipeo ad affresco suddetto posto nella parete orientale del vano absidale, che si com- pone di quattro figure affrontate, racchiuse da una larga banda di colore rosso. Partendo nella lettura da sinistra, troviamo due figure di tre quarti,la prima vestita di rosso nell'atto dell'intercessione ed un'altra ,con le mani velate, rivolta verso i personaggi di destra riccamente abbigliati ma con i volti ridotti ad ombre evanescenti. Nella seconda ?gura di destra,per il segno della tonsura circolare, sembra di poter distinguere con verosimiglianza un monaco. Potrebbe trattarsi di una scena avente come protagonista S. Fortunata forse una scena della sua passio o un momento della dedicazione della chiesa stessa, ma la condizione mutila della scena e la perdita di larghe stesure di colore rende estremamente difficile addentrarsi in più approfondite analisi stilistiche ed iconografiche. Anche la volta del transetto presenta una decorazione su fondo bianco-ocra che si compone di una serie di stelle rosse ad otto punte, ed insieme ad alcuni motivi tra i quali una sfera rossa e forse una testa nimbata ed altre tracce talmente labili da risultare quasi indecifrabili. Quello trattato e un tema dalle radici paleocristiane, ampiamente ripreso in età altomedievale, legandolo a temi paradisiaci e a stati di beatitudine dell'anima soprattutto in relazione a martiri o santi. Questo affresco potrebbe inoltre avvalorare una precoce fonda- zione della chiesa se, attraverso un dettagliato studio dei confronti e soprattutto un'analisi della malta e dei pigmenti, si riuscisse a da- tarlo realmente tra V e VI sec., in accordo cronologico con quello che decora un arcosolio dell'abitato del Fosso Formicola.

Conclusioni

ll complesso rupestre di S. Fortunata presenta dei notevoli spunti d'interesse riguardo al problema dell'insediamento,già a partire dal periodo paleocristiano,di anacoreti e comunità monastiche in contesti rupestri, con il riuso di ambienti preesistenti. Nel caso del nostro sito è possibile ipotizzare, in realtà, una strati ficazione più complessa che vede un primissimo utilizzo come ci mitero etrusco-romano che farebbe da pendant a quello presente sull'altro lato della Cassia, come dimostrerebbero i resti della galleria ovest e l`originaria tomba a camera trasformata nel vano absidale; successivamente la necropoli avrebbe conosciuto una frequentazione da parte di individui appartenenti alla fede cristiana, con le prime trasformazioni della galleria occidentale, fino ad approdare in ultima battuta all'impianto di un cenobio benedettino legato alla chiesa romana di S. Gregorio al Celio. La vicenda benedettina del complesso, sotto l'egida della chiesa di S. Gregorio de Urbe, è dipinta in maniera significativa dal Regesto Gregoriano
G A L L E R I A     F O T O
V I D E O
VERSIONE STAMPABILE
Fonti

NISPI-LANDI Storia dell'Antichissima Città di Sutri (1887)
P. CHIRICOZZI Le chiese delle Diocesi di Sutri e Nepi nella Tuscia meridionale, Grotte di Castro 1990.
S. DEL LUNGO, V. FIOCCHI NICOLAI, E. SUSI Sutri Cristiana. Archeologia, agiografia e territorio dal IV all'XI secolo, Gangemi Editore, Roma 2006
C. MORSELLI Sutri, Roma 1991
SIMONE PIAZZA Pittura Rupestre Medievale
RASPI SERRA Insediamenti rupestri religiosi nella Tuscia 1976
STAMPERIA VATICANA Osservazioni Sopra I Cimiteri De Santi Martiri, Roma 1720
GIUSEPPE FINOCCHIO La chiesa di S. Fortunata a Sutri
MARCO VENDITTELLI Sutri nel Medoevo 2008