IL MITREO Santa Maria del Parto

   E' un luogo grande rilevanza, come si nota da questo articolo del

              The American Journal of Archaeology and of the History of the Fine Arts
         Early christian and medieval monuments in Italy: An early rock-cut church at Sutri

Il nome deriva dal dio Mitra, una divinità delle religione persiana forse lasciata da quei navigatori orientali della leggenda, per quanto questa figura si può trovare anche nei culti ellenistici e romani

Le navate laterali molto strette, i gradini di fronte all'altare, la nicchia per l'alloggiamento del bassorilievo con Mitra che sacrifica il Toro Cosmico, e la fossa sanguinis, dove versare il sangue sacrificale, sono gli elementi che si possono riconoscere comuni a tutti i luoghi di culto mitraico.

Nel pavimento del Mitreo si trova ancora il fonte battesimale dove con un battesimo d'acqua si iniziavano i credenti ai Misteri del Culto. Il Mitreo fu cristianizzato nel IV sec. e la lapide centrale del Taurobolium mitraico fu tolta e oggi è ben visibile sul muro di un casale sulla via Cassia, frazione La Botte a pochi metri sulla strada. Quando la chiesa divento cristiana fu aggiunto un vestibolo d'ingresso.

In un primo tempo fu dedicata al culto dell'Arcangelo Michele, successivamente alla Madonna ed oggi porta il nome di Santa Maria del Parto. Il vestibolo precede tre piccole navate, delle quali quelle laterali sono sopraelevate tanto da dare la formazione di una loggia. Nella parete d'ingresso del vestibolo vi sono gli affreschi che rappresentano, a sinistra è la Madonna con il Bambino fra Santa Dolcissima e San Liberato, patroni di Sutri e a destra San Cristoforo, protettore dei viandanti e dei pellegrini.

Ma sono le pitture della parte centrale a rappresentare un ruolo testimoniale molto importante. Databili tra il XIII e XV secolo mostrano i simboli della leggenda che riguarda l'origine della nascita del Santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Gargano in Puglia.

La storia racconta che un ricco possidente di Siponto dopo aver tanto cercato un toro della sua mandria che si era smarrito lo ritrovò in una strana grotta. Ma nell'avvicinarsi si accorse che qualcosa di particolare non glielo consentiva, tanto che dopo molti tentativi fu preso dalla collera e scagliò contro il toro una freccia con l'intenzione di ucciderlo. Ma accadde il miracolo che la freccia cambiò direzione è tornò indietro colpendo e ferendo l'uomo ad una gamba.

Ovviamente il folklore ha diverse versioni di questo fatto, comunque tutte portano all' apparizione dell'Arcangelo Michele che rivendicò la grotta come suo luogo sacro dove non si poteva uccidere. Sulla parete del vestibolo è dipinto un uomo che scocca frecce verso un toro, ed è sua volta colpito. Sopra l'uomo c'è la figura dell'Arcangelo Michele, e lungo tutta la cornice inferiore una fila di pellegrini che si dirigono verso il monte. Questa fila di pellegrini è ammirata in particolar modo sia per il tema che per l'originalità dell'affresco .



Sutri, Santuario di Santa Maria del Parto

Fonte: PITTURA RUPESTRE MEDIEVALE
di Simone Piazza

A sud-est di Sutri, nei pressi dell'antico anfiteatro, si trova la chiesa di Santa Maria del Parto.
Interamente scavata nel tufo, ha un interno contraddistinto da una lunga serie di pilastri che dividono lo spazio in tre navate, la centrale più ampia, con volta a botte ribassata, le laterali con soffitto piano . La chiesa fa parte di un vero e proprio agglomerato rupestre caratterizzato da un gran numero di vani distribuiti su due livelli in gran parte inaccessibili1.
L'origine del santuario è questione intorno alla quale si è dibattuto a lungo. In passato è stato attribuito da alcuni al periodo etrusco, da altri ad epoca paleocristiana e da altri ancora è stato riconosciuto come mitreo dei primi secoli della nostra era.

Quest'ultima tesi sembra ormai non lasciare spazio ad alcun dubbio, giacché di recente è stato possibile dimostrare che, in un'epoca che possiamo far coincidere con il primo Trecento, un rilievo raffigurante una tauromachia è stato staccato dalla parete di fondo della chiesa e sostituito da un riquadro con la Natività che ancora oggi fa bella mostra di sé in prossimità dell'altare.
La lastra di tufo in questione si conserva a più di dieci chilometri da Sutri, murata all'esterno di un casolare situato lungo la via Cassia.
Le testimonianze pittoriche constano di un piccolo nucleo risalente ai primi secoli dell'era cristiana, con le immagini di un pesce, di un pavone e di una croce gemmata, e di una copiosa serie di pannelli, per lo più votivi, realizzati in momenti diversi tra la fine del xiii secolo e la prima metà del XV.

Riferibile ai primi decenni del '300, e quindi al di là dei limiti cronologici che ci siamo prefissati, è la decorazione del vestibolo d'ingresso che rappresenta, al centro di due riquadri con santi in posa stante, la rara scena del miracolo del monte Gargano, caso più tardo, ma anche più noto, di quello del vicino santuario di San Vivenzio a Norchia.

Pure il ciclo cristologico sulla parete ovest della navatella settentrionale, a sinistra di chi entra, di buona fattura nonostante risulti lacunoso e assai deteriorato, sembrerebbe coevo o di poco successivo alle pitture del vano d'entrata.

Nello scorcio del '200 se non all'inizio del secolo successivo si colloca la pittura realizzata sulla volta in corrispondenza dell'area presbiteriale. La superficie pittorica, che in origine doveva occupare l'intero spazio compreso fra i quattro pilastri, è ripartita in due settori separati da una semplice banda rossa :
verso l'ingresso campeggia l'immagine di san Michele, in direzione dell'altare quella del Pantocratore circondato dai simboli degli evangelisti.

L'arcangelo giganteggia fra due schiere di angeli, di proporzioni assai minori, che lo affiancano ortogonalmente lungo l'intera figura. Con ricche vesti gemmate, su un fondo blu-azzurrite, san Michele impugna il labaro in rigida posa frontale. Al di là della fascia rossa, il busto di Cristo, che ha perduto il volto, compie il gesto della benedizione e regge il libro aperto.

Del tetramorfo è sopravvissuta parte dell'angelo-Matteo e l'intera figura del leone-Marco. La presenza del Pantocratore con i simboli degli evangelisti sulla volta rientra in una tradizione iconografica che ha radici altomedievali.

Quanto al san Michele, che di lì a poco godrà di rinnovata attenzione con la raffigurazione dell'episodio garganico nel vano d'ingresso, il posto privilegiato riservatogli al centro della volta lascia pensare che all'arcistratega celeste, e non alla Vergine, fosse attribuita l'originaria intitolazione del santuario.

Anche se di rilevanza marginale per l'esiguità del brano e il livello qualitativo non alto, degno di nota è un frammento con volto di angelo conserva-to sul quinto pilastro di sinistra, che pure potrebbe ascriversi sullo scorcio del xiii secolo, forse ad una fase precedente l'intervento sulla volta.





G A L L E R I A     F O T O
V I D E O
VERSIONE STAMPABILE
Fonti

NISPI-LANDI Storia dell'Antichissima Città di Sutri (1887)
P. CHIRICOZZI Le chiese delle Diocesi di Sutri e Nepi nella Tuscia meridionale, Grotte di Castro 1990.
S. DEL LUNGO, V. FIOCCHI NICOLAI, E. SUSI Sutri Cristiana. Archeologia, agiografia e territorio dal IV all'XI secolo, Gangemi Editore, Roma 2006
C. MORSELLI Sutri, Roma 1991
SIMONE PIAZZA Pittura Rupestre Medievale
RASPI SERRA Insediamenti rupestri religiosi nella Tuscia 1976
STAMPERIA VATICANA Osservazioni Sopra I Cimiteri De Santi Martiri, Roma 1720
GIUSEPPE FINOCCHIO La chiesa di S. Fortunata a Sutri
MARCO VENDITTELLI Sutri nel Medoevo 2008